I sassi di Matera

03 luglio 2016 / di Patrizia Vaccaro

Avete presente quella piccola regione tra la Puglia e la Calabria? Quella che quando fai la conta delle 20 Regioni Italiane, non ti viene mai in mente? E si… proprio quella… la BASILICATA!

E conoscete quali sono i suoi capoluoghi? O siete stati molto attenti alle lezioni di geografia alle elementari oppure avete qualche parente/amico che viene da quelle parti. Comunque, se non vi ricordate come si chiamano, ve lo ricordo io: POTENZA e MATERA.

E che c’è di tanto interessante in una regione che nemmeno ti ricordi che esista e soprattutto in uno dei suoi capoluoghi? Uno dei patrimoni più belli che il nostro paese possiede, il primo sito del Sud Italia ad essere dichiarato dall’UNESCO, nel 1993, “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”: I SASSI DI MATERA.

Per raccontarvi questo luogo mi piacerebbe farvi vedere quello che ho visto con i miei occhi in una torrida giornata di agosto.

Quando arriviamo a Matera seguendo le indicazioni stradali per i “sassi”, giungiamo in una grandissima piazza – Piazza Vittorio Veneto – da cui si scorge un panorama mozzafiato! Sotto i nostri piedi troviamo una distesa immensa di piccole case bianche, tutte accatastate le une sulle altre. Sembra un groviglio di pietre disposte a caso e senza una logica apparente!

Dopo di che, come dicono i materani, abbandoniamo la CIVITA (ossia la parte nobile della città) e “scendiamo nei Sassi”.

Ma forse è meglio fare prima una piccola premessa. Perché sono così importanti queste costruzioni? E perché sono state chiamate in questo modo? A tal proposito può essere d’aiuto la definizione fornita dall’Unesco per descriverli:

“Questo è il più eccezionale ed intatto esempio d’insediamento trogloditico nella regione mediterranea, perfettamente adattato al proprio terreno ed ecosistema. Il primo insediamento risale al Paleolitico, mentre i successivi illustrano un numero significativo di fasi della storia umana.”

Dunque i Sassi rappresentano, prima di tutto, l’esempio più significativo di nucleo urbano scavato nella roccia, testimoniando in maniera continuativa “l’arte del vivere in grotta” dal Paleolitico ai giorni nostri.

Le ragioni per cui questo insediamento è sopravvissuto per più di 7000 anni deriva dalla sua posizione geografica che la colloca a ridosso della Gravina di Matera, un profondo canyon che divide il territorio in due. Questa posizione strategica ha quindi reso la città invisibile agli occhi dei suoi nemici per millenni.

Per tale ragione la città è un ammasso di costruzioni, edificate le une sulle altre, seguendo stratificazioni che, ad un primo sguardo, ci appaiono senza senso. In realtà, ad un occhio attendo, le strutture che ci sembrano così semplici sono dei veri e propri prodigi dell’ingegneria. Questo è il primo caso al mondo dove le costruzioni non sono costituite per addizione, ossia assemblando conci di pietra, bensì per sottrazione, cioè andando a scavare la roccia al fine di ricavarne delle costruzioni. Per tali ragioni ogni abitazione aveva solo una porta di accesso che dava sulla via pubblica mentre il resto della casa si sviluppava all’interno della roccia in un dedalo di tunnel privo di areazione e illuminazione.

Inoltre, poiché i sassi si trovano a circa 150 metri dal livello del torrente, sin dai primi giorni, i suoi abitanti hanno concentrato le loro energie sullo scavo di cisterne e sulla costruzione di sistemi di canalizzazione e riuso delle acque, anche attraverso l’utilizzo di materiali edili non proprio convenzionali, come le ossa di animali!

Come è facile immaginare la vita in una città priva di una rete di approvvigionamento idrico (esistevano solo alcune fontane collocate nelle piazzette), priva di sistema fognario e di rete elettrica, non poteva essere semplice. Inoltre le famiglie tendevano a condividere i loro spazi domestici con le bestie (pecore, asini, galline) in quanto la stanza che ospitava gli animali era collocata in fondo all’abitazione e per passare dall’esterno all’interne, gli animali dovevano passare necessariamente nella casa-grotta.

Tutte queste condizioni, sommate al fatto che le abitazioni così scavate nella roccia fossero profondamente fredde ed umide, hanno portato Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi a visitare Matera negli anni ’50. Questi, affacciandosi da Piazza Vittorio Veneto e guardando la Gravina, dissero che questa era la vergogna dell’Italia.

Per tali ragioni, nel 1952, il Parlamento stanziò dei fondi per la costruzione di nuovi quartieri residenziali in cui far confluire le 15.000 persone che abitavano le case-grotta. Pertanto, la presenza continuativa dell’uomo dopo 7000 anni venne interrotta e la popolazione spostata in quartieri dormitorio. Immaginate lo sconvolgimento di queste 15.000 persone che si sono ritrovate, tutto ad un tratto, ad avere una casa con l’acqua corrente, l’energia elettrica e i servizi igienici. Naturalmente alcuni di loro, forse i più anziani, hanno mantenuto il vecchio stile di vita che prevedeva di tenere le galline in case e usare la vasca da bagno come abbeveratoio per le pecore. Altri invece, si sono adattati, e hanno capito che, condizioni di vita di quel tipo non potevano essere accettate in un paese che stava iniziando il suo boom economico.

I Sassi rimasero quindi disabitati e in stato di abbandono per circa 30 anni, fino a quando, nel 1986, una nuova legge nazionale decise di finanziare il recupero degli antichi rioni. Furono così stanziati 100 miliardi di lire, ed altri giunsero con le successive finanziarie, per programmare dei piani biennali di recupero che prevedono la collaborazione tra pubblico e privato. In parole semplici, facendo richiesta al comune, si può avere gratuitamente in concessione per 99 anni un immobile nei Sassi a condizione che lo si ristrutturi, e l’importo per affrontare la ristrutturazione, una cifra che va dal 40% al 60 % (a seconda se si tratti di prima abitazione, seconda casa o attività commerciale) è offerta dallo Stato a fondo perduto.

Grazie a queste iniziative i Sassi stanno tornando a vivere anche dal punto di tipo turistico, infatti sono molte le attività commerciali e ricettive che stanno sorgendo tra le vecchie case-grotta. In particolare, un modo per recuperare le vecchie costruzioni e adattarle alle nuove esigenze turistico-ricettive è quella di creare alberghi diffusi che coniugano modernità e tradizione, nel pieno rispetto del paesaggio e della conservazione dell’architettura. Grazie a queste stanze, la città può essere riqualificata e allo stesso tempo può essere soddisfatta la richiesta di alloggio, senza occupare suolo vergine con nuove costruzioni.

Se non avete mai visitato Matera e volete vivere l’esperienza di abitare una casa-grotta, potete segnarvi in agenda che nel 2019 sarà Capitale Europea della Cultura.

Quello di Matera è un esempio che tutte le città del territorio italiano dovrebbero seguire. Infatti, questa città ha subito momenti di grande umiliazione e vergogna, eppure ha avuto la forza di superare tutte le difficoltà, e la vittoria a questa candidatura dimostra come l’impegno profuso nella valorizzazione del proprio territorio porti a risultati concreti che possono diventare un motore dell’economia locale.

Questo è un grandissimo segnale di incoraggiamento per noi italiani che ci fa capire che possiamo davvero riscattarci, qualsiasi sia la nostra condizione.